Freschi di stampa

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Freschi di stampa giugno 2015

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COPERTINA-SERMEIx-webElvio Lunghi  Paola Mercurelli Salari

Cesare Sermei

pittore devoto nell’Umbria del Seicento

(22×24, 282 pp., 200 ill. color)

Il Seicento ad Assisi non è stato per l’arte il secolo più importante.
Fu anzi un secolo decisamente chiuso, che fece quadrato contro gli
artisti forestieri concentrando in poche mani la gran parte delle
commissioni scaturite dal rinnovamento degli interni ecclesiastici in
età tridentina. Il secolo si era aperto con la conclusione delle
numerose fabbriche intraprese nel Cinquecento, che inizialmente vi
portarono da Perugia e da Roma maestri forestieri, per poi limitarsi
all’attività di pochi attivissimi pittori locali riuniti intorno alla figura
carismatica di Cesare Sermei: originario di Città della Pieve, giunto
ancor giovane ad Assisi per lavorare nel cantiere della basilica di
Santa Maria degli Angeli e poi stabilitosi in città, acquisendone la
cittadinanza e trascorrendovi l’intera esistenza. […]
In un momento di evidente crisi per le vivaci polemiche all’interno
dell’Ordine, Sermei compì il miracolo di lavorare per i diversi rami in
cui si era divisa la famiglia francescana, e lo fece sia ad Assisi che in
altre città dell’Umbria, riuscendo nell’intento di ricomporre in
immagine unitaria un puzzle decisamente scomposto

Freschi di stampa maggio 2015

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Michele Benedetti Placchesi

Resistere goccia a goccia

Diario di prigionia a Wietzendorf (1943-1945)

prefazione e postfazione di Edvige Benedetti Placchesi
con un saggio di Luciana Brunelli
(17×24, 336 pp., 40 ill. b/n)

Michele Benedetti Placchesi (Foligno, 25/1/1908 – 21/8/1982)

Folignato de ‘nto le mura, come diceva lui, era nato il 25 gennaio 1908 nel palazzo Coresi, alle Conce, davanti alla chiesa di Santa Margherita. […] Impiegato prima al Banco di Roma, poi alla Cassa di Risparmio di Foligno, nella cui filiale di Montefalco avrebbe conosciuto la futura moglie Norma, che andava a fare i pagamenti per la sorella farmacista. Si sarebbero sposati nel dicembre del 1937 e il 25 marzo del 1939 sarebbe nato il primo figlio Giovanni, detto Nanni; un anno dopo l’Italia sarebbe entrata in guerra […] .
L’8 settembre 1943 trovò Benedetti Placchesi a Làrissa, in Tessaglia e, nella completa latitanza, o meglio liquefazione, dei comandi, toccò a lui, tenente più anziano, prendere il comando del gruppo. Circondati e fatti prigionieri, fu loro comunicato che «per ordine del Führer» erano divenuti I.M.I. – Internati Militari Italiani, e che sarebbero stati portati nel Reich. […]
Il diario (tre taccuini e cinque quadernetti) inizia il 1 dicembre 1943 nella fortezza di Leopoli, nell’attuale Ucraina, allora Polonia occupata, e si conclude a Merano, il 30 settembre 1945, sulla via del ritorno a casa. […]
Questo diario focalizza la vita nel campo di Wietzendorf, le quotidiane sofferenze, le continue umiliazioni, la forza interiore di Michele Benedetti Placchesi che gli consente di resistere al freddo, alla fame ai sempre più intensi dolori ossei, causa in seguito di una grave infermità. Scrive ogni giorno il suo diario come fosse un continuo colloquio con la moglie Norma. La famiglia, gli affetti, la terra d’origine sono i nodi della sua esistenza in quel luogo che, con l’ammirevole ironia che sempre lo sostiene, definisce come «l’albergo sbagliato dove non davano molto da mangiare» e dove era capitato nel «giro turistico d’Europa», prendendo a prestito tale definizione dal padre che aveva conosciuto la prigionia nella Prima Guerra Mondiale. La vita di una famiglia, da padre a figlio, segnata dunque dalla prigionia e dalle terribili vicende che ogni guerra porta con sé. […] Ringraziamo chi ci ha offerto l’occasione di operare ancora una volta affinché non sia possibile dimenticare.