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La Passione degli Umbri (2021)

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Crocifissi di legno tra Medioevo e Rinascimento

di Elvio Lunghi

f.to 17×24, 360pp., ill. b.n.

Con la nuova edizione riveduta ed ampliata de La Passione degli Umbri- Crocifissi di legno tra Medioevo e Rinascimento di Elvio Lunghi, l’Associazione Orfini Numeister pubblica il suo sessantunesimo volume.
Ci è sembrato importante segnare questo “giro di boa” riproponendo un tema caro all’Autore, ma anche particolarmente apprezzato dai nostri lettori, in una nuova veste grafica e tipografica che valorizzasse ancor più la suggestione del tema con le sue immagini – già in bianco e nero – e che volutamente si è scelto di lasciare così come erano state realizzate da Lunghi senza aggiornarle con nuovi scatti, proprio per rafforzarne l’efficace drammaticità dei volti e dei corpi emaciati e contorti dalla Passione.
Nei venti anni trascorsi dalla prima edizione, la ricerca dello storico dell’arte non si è mai fermata e ulteriori studi sono stati prodotti sull’argomento. Di questa ulteriore ricerca storica si avvale il volume attuale, che amplia l’indagine sulla storia dell’immagine del Cristo crocifisso tra i secoli XIII e XV, quando la Chiesa, con il Concilio di Trento, ha disposto misure di rinnovamento teologico e liturgico che hanno causato la sostituzione dei Crocifissi più antichi, la loro perdita o dispersione. La ricerca è ulteriormente arricchita dall’esame delle fonti letterarie e documentarie, in particolare attraverso il riscontro delle Visite pastorali delle principali Diocesi dell’Umbria, che consente all’autore il riscontro di quante di queste opere d’arte e di devozione si sono conservate e di quanto si è perduto.

Anno Zeri (1921-2021)

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ANNO ZERI. Centenario della nascita (1921-1998) In occasione del Centenario della nascita di Federico Zeri (1921-1998), il Ministero della Cultura ha istituito un Comitato Nazionale per le celebrazioni di cui fanno parte la Fondazione Federico Zeri, l’Accademia Carrara di Bergamo, il Museo Poldi Pezzoli di Milano, i Musei Vaticani, presieduto da Andrea Bacchi direttore della Fondazione Zeri e docente dell’Università di Bologna.
Sarà Andrea Bacchi ad illustrare le ultime iniziative realizzate per ricordare il grande storico dell’arte: il volume Il mestiere del conoscitore. Federico Zeri e l’esposizione Giorno per giorno nella pittura. Federico Zeri e Milano (11 novembre 2021 – 7 marzo 2022) che il Museo Poldi Pezzoli ha voluto dedicargli.

Per info: info@orfininumeister.it

Vittoria ride alla vita (2021)

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Mirko Revoyera, Francesca Greco

Vittoria è nata a Bologna il 1 dicembre 2008, affetta da grave paralisi cerebrale e tanta voglia di vivere. A causa delle sue importanti limitazioni psicomotorie e molteplici patologie è costretta fin da piccolissima a frequenti ricoveri ospedalieri e ripetuti interventi chirurgici, ma nonostante le sue limitazioni, Vittoria ha frequentato con grande entusiasmo la scuola, condividendo quanto più possibile con i compagni e le insegnanti, cogliendo ogni occasione, tirando fuori il meglio di ognuna di queste, proprio per la sua straordinaria capacità di aggregazione. Il suo travolgente amore per la vita e la passione per la scuola, hanno coinvolto tutti quanti l’hanno conosciuta, fino a quando, il 2 ottobre 2019, improvvisamente, delicatamente e senza rumore Vittoria se n’è dolcemente andata, lasciando tutti smarriti in quel buio e vuoto vivere senza di lei. Grazie all’iniziativa delle sue insegnanti e della Dirigente scolastica, il ricordo e l’esempio di Vittoria diventano motivo dell’intitolazione della Scuola Primaria di Montelaguardia, a Perugia, a Vittoria Formica.

Raffaello e la Madonna di Foligno. La fortuna di un modello (2020)

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a cura di F.F. Mancini, M. Onali, D. Lucidi

La fortuna della Madonna di Foligno inizia con la Vita di Raffaello scritta da Giorgio Vasari nel 1550 e prosegue ininterrottamente per i secoli successivi non registrando alcun tipo di flessione. Foligno, che ospita l’opera dal 1565 al 1797, gode di una notorietà internazionale “riflessa” sia a livello di storiografia artistica che di un qualificato turismo culturale fatto di viaggiatori provenienti da tutta Europa, che hanno lasciato nei loro carnet de voyage ricordi e impressioni su questo famoso dipinto. Tale notorietà accompagna le vicende dell’opera: prima a Parigi, dove la tavola arriva a seguito delle requisizioni napoleoniche, poi a Roma, dove approda nel 1816 in Vaticano, divenendo un punto fermo dell’educazione accademica.
In occasione delle celebrazioni per i cinquecento anni dalla morte di Raffaello, Foligno ospita una mostra che vuole illustrare, attraverso l’esposizione di copie e derivazioni dal modello ispirati al prototipo “nobile”, quadri, stampe, incisioni e documenti inerenti alla complessa storia del dipinto, quanto questa opera abbia ispirato artisti di tutti i tempi a varie latitudini, preceduta da una fama imperitura.
Foligno ha sempre mostrato il suo forte e appassionato attaccamento al dipinto che, anche per la stessa intitolazione, sente come suo.
L’associazione Orfini Numeister non poteva dunque che assumersi l’impegno di costruire questo testo a corredo della mostra voluta dal Comune che sicuramente renderà nella città più profondo e radicato il senso di appartenenza di questo dipinto, cosciente che solo una sempre più approfondita conoscenza, ne può determinare il vero possesso.

Giorgio Scala stuccatore ticinese del Settecento tra Umbria, Marche e Romagna (2019)

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Simona Montanari

prefazione di Edoardo Agustoni

Con la pubblicazione del lavoro di Simona Montanari sull’attività dei Maestri ticinesi e in particolare di Giorgio Scala, maestro stuccatore nel Settecento, la Orfini Numeister affronta in sostanza una nuova avventura, dedicando la propria attenzione all’impegno di ricerca e studio legato a una tesi di laurea.
L’argomento affrontato è di sicuro interesse sia per essere stato fino ad ora poco studiato, almeno in modo sistematico, sia perché nell’ambito delle storia dell’arte il settore non sempre ha goduto di una propria autonomia come momento dell’espressività artistica.
Infatti l’attività degli stuccatori in genere è stata considerata a lungo come completamento decorativo e non come opera autonoma con un suo statuto espressivo, dalla ideazione alla esecuzione attraverso proprie specifiche modalità esecutive.
Tra Seicento e Settecento il settore dello stucco si è sviluppato largamente assumendo un ruolo da protagonista anche grazie al recupero avviato da Raffaello che si era ispirato alla Domus Aurea di Nerone. Le sue più antiche radici peraltro possiamo trovarle già nella civiltà egizia, nel mondo greco, in quello etrusco e nella cultura romana.
Nel tempo però il suo ruolo si era sempre più marginalizzato fino ad essere considerato come un’arte povera, fragile, di completamento. Tuttavia la tecnica dello stucco, per la velocità esecutiva e non troppo complessa, per la modesta entità economica rispetto ad altre tecniche espressive legate a materiali come il marmo, il legno, la maiolica, il metallo, ha conquistato via via un ruolo da vero e proprio protagonista, anche per la sua forte componente scenografica e per il particolare effetto di morbidezza e carnalità.
E proprio gli artisti ticinesi, riuscendo a conquistare nel tempo una sicura professionalità, vengono chiamati prima a Milano, centro della loro diocesi e poi sempre più a Roma dove operano in chiese, oratori, palazzi pubblici e privati.

Un patrimonio ferito. La Valnerina (2018)

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di Vittoria Garibaldi

prefazione di Bruno Toscano

fotografie di Bernardino Sperandio

La volontà di raccogliere in un volume i quarantotto articoli a firma di Vittoria Garibaldi pubblicati dal Corriere dell’Umbria dal dicembre 2016 al dicembre 2017 è sorta sponta-nea nella nostra Associazione, come cosa che si deve fare. Documentare l’offesa profonda subìta dallo straordinario patrimonio artistico della Valnerina nella sequenza sismica del 2016, è sembrato un modo necessario per richiamare l’attenzione sulla vastità, sulla specifica qualità e sulla capillare presenza di tale patrimonio. Tre ragioni forti che oggi av-vertiamo e che ci rendono responsabili di ciò che purtroppo è irrimediabilmente perduto e di ciò che possiamo e dobbiamo salvare. Un territorio, quello della Valnerina, nei secoli martoriato da eventi sismici violenti che hanno causato gravi distruzioni e numerose perdite umane, ma che ha sempre saputo reagire e ricominciare proprio affermando attaverso i percorsi del fare artistico, la propria identità, il proprio forte legame ai luoghi testimoniando certi valori fondamentali del vivere: la coesione della comunità, il suo legame imprescindibile con la propria terra e il forte sentimento del sacro.
Stratificate nei secoli le opere d’arte, non solo di botteghe locali, ma anche e soprattutto di artisti prestigiosi collegati con questo territorio da molteplici e storiche ragioni, oggi che le stiamo perdendo o che in alcuni casi le abbiamo già perdute, sentiamo tutto il disagio di questa responsabilità di fronte alla quale ci sentiamo impotenti, perché constatiamo che le presenze umane che sempre hanno saputo affrontare l’emergenza e riprendere con forza il cammino oggi non ci sono più.
I luoghi splendidi della Valnerina potrebbero diventare assolutamente muti; da luoghi pulsanti di vita, di forza creativa, di volontà indomita nell’affrontare le tante difficoltà, stanno per diventare tristemente soltanto luoghi di visita. Doppia la responsabilità della comunità, salvare il patrimonio al di là di ogni previsione poiché il patrimonio è la radice del territorio con la sua gente che addirittura meriterebbe sostegno alla presenza, data in servizi adeguati per una permanenza possibile con strutture territoriali tali da agevolare quella permanenza oggi resa difficile, troppo difficile.
Siamo tutti con questa comunità; la nostra parte è di dare visibilità al patrimonio e inter-venire per quanto possibile almeno per salvare il salvabile. Siamo certi che questa pubbli-cazione potrà avere un ruolo in questo impegno solo se sapremo procedere con fermezza e a fianco delle istituzioni. (dalla presentazione di Rita Fanelli Marini)

Foligno. Storia, Arte, Memorie nel centro antico (2017)

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di Fabio Bettoni e Bruno Marinelli

La nuova pubblicazione è concepita secondo itinerari, si snoda all’interno delle mura incontrando luoghi e personaggi, descritti nella consistenza e nella storia, con utili rimandi alla bibliografia per chi intende approfondire gli argomenti. Non mancano le immagini che semplificano l’individuazione dei luoghi descritti . “Foligno, fiera della propria diversità – sottolinea Rita Fanelli Marini – ha acquisito la consapevolezza del proprio valore e con questa lavoro si ripresenta alla città (“Foligno. Itinerari dentro e fuori le mura” era uscita nel 2001) e a coloro che vorranno visitarla. La prima consegna è di percorrerla senza fretta, di camminare lentamente, anche senza meta, cercando di fissare tutto quello che lo sguardo sa cogliere”.

Un’Americana ad Assisi (2016)

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Molly Berkeley

Beaded Bubbles. Un’Americana ad Assisi

trad. di Katherine Brandt e Cristina Gasparri

pp. 192; ill. b/n

L’idea di fondo era rendere fruibile l’esperienza di vita di una persona che ha trovato nella terra umbra e in particolare ad Assisi un luogo privilegiato per soddisfare la propria sensibilità di artista creando anche un cenacolo culturale di grande autorevolezza a livello internazionale, soprattutto in ambito musicale. Protagonista di questa vicenda è stata Mary Emlen Lowell contessa di Berkeley vissuta ad Assisi alternativamente dagli anni Trenta al 1975, anno della sua morte e che nella sua particolare biografia pubblicata in lingua inglese descrive, con ricchezza di particolari, con vivacità e una levità che caratterizza tutta la sua narrazione, il profondo rapporto con la città umbra. (dalla presentazione di Rita Fanelli Marini)

Molly Emlen Lowell, nasce a Chestnut Hill, contea di Newton (Boston) il 31 luglio 1884. Trascorre la sua lunga vita tra gli Stati Uniti e l’Europa. Dopo il primo matrimonio (1904) con Francis Vernon Lloyd, da cui avrà l’amato figlio Francis, nel 1924 sposa Randall Thomas Mowbray 8° (e ultimo) Conte di Berkeley.
Dagli anni Trenta in poi comincia a frequentare Assisi dove realizzerà il suo buen retiro.
Muore ad Assisi l’11 agosto 1975.
La sua biografia viene pubblicata sia in Gran Bretagna (Beaded Bubbles, Hamish Hamilton, London), sia a negli Stati Uniti d’America (Winking at the brim, Houghton Mifflin Company, Boston) nel 1967.

Obbligo e Pazienza (2017)

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Obbligo e Pazienza. Giornaletto della Guerra 1915-1918 di Giuseppe Moccoli

a cura di Luciana Brunelli e Attilio Turrioni

giugno 2017 pp. 104 ill. b/n

Giuseppe Moccoli (2 maggio 1896 – 16 aprile 1975)
Nato a Ponze di Trevi, figlio di Bernardo Moccoli e Ancilla Brunelli, era il più grande di otto tra fratelli e sorelle. Partecipò alla Prima Guerra Mondiale come soldato del 3° reggimento artiglieria da Fortezza Costa. Il 13 novembre 1921 Giuseppe sposò Angela Egidi, ed insieme ebbero sette figli: Antonia, Ancilla, Ersilia, Francesco, Lorenzo, Lina e Domenica. Non parlava mai della guerra: solo quando qualcuno non voleva mangiare, borbottava: «Dovevate stare in guerra, non avevamo niente da mangiare, andavamo nelle vigne a prendere un po’ d’uva e se non c’era mangiavamo le foglie e una volta abbiamo mangiato anche un cane».
Giuseppe, in tempi di pace, operò per la Comunanza Agraria di Ponze, istituendo il primo consiglio di amministrazione il 1 dicembre 1946 e divenendone il Presidente fino al 1962.
La nipote Giuliana ne ha un ricordo molto vivo: dall’aspetto severo, molto preciso nel vestire, specie quando scendeva a Trevi, «non je penneva un capello», dicevano a casa…

Cesare Sermei pittore devoto nell’Umbria del Seicento (2015)

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COPERTINA-SERMEIx-webElvio Lunghi  Paola Mercurelli Salari

(22×24, 282 pp., 200 ill. color)

Il Seicento ad Assisi non è stato per l’arte il secolo più importante.
Fu anzi un secolo decisamente chiuso, che fece quadrato contro gli
artisti forestieri concentrando in poche mani la gran parte delle
commissioni scaturite dal rinnovamento degli interni ecclesiastici in
età tridentina. Il secolo si era aperto con la conclusione delle
numerose fabbriche intraprese nel Cinquecento, che inizialmente vi
portarono da Perugia e da Roma maestri forestieri, per poi limitarsi
all’attività di pochi attivissimi pittori locali riuniti intorno alla figura
carismatica di Cesare Sermei: originario di Città della Pieve, giunto
ancor giovane ad Assisi per lavorare nel cantiere della basilica di
Santa Maria degli Angeli e poi stabilitosi in città, acquisendone la
cittadinanza e trascorrendovi l’intera esistenza. […]
In un momento di evidente crisi per le vivaci polemiche all’interno
dell’Ordine, Sermei compì il miracolo di lavorare per i diversi rami in
cui si era divisa la famiglia francescana, e lo fece sia ad Assisi che in
altre città dell’Umbria, riuscendo nell’intento di ricomporre in
immagine unitaria un puzzle decisamente scomposto