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Giorgio Scala stuccatore ticinese del Settecento tra Umbria, Marche e Romagna (2019)

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di Simona Montanari

prefazione di Edoardo Agustoni

Con la pubblicazione del lavoro di Simona Montanari sull’attività dei Maestri ticinesi e in particolare di Giorgio Scala, maestro stuccatore nel Settecento, la Orfini Numeister affronta in sostanza una nuova avventura, dedicando la propria attenzione all’impegno di ricerca e studio legato a una tesi di laurea.
L’argomento affrontato è di sicuro interesse sia per essere stato fino ad ora poco studiato, almeno in modo sistematico, sia perché nell’ambito delle storia dell’arte il settore non sempre ha goduto di una propria autonomia come momento dell’espressività artistica.
Infatti l’attività degli stuccatori in genere è stata considerata a lungo come completamento decorativo e non come opera autonoma con un suo statuto espressivo, dalla ideazione alla esecuzione attraverso proprie specifiche modalità esecutive.
Tra Seicento e Settecento il settore dello stucco si è sviluppato largamente assumendo un ruolo da protagonista anche grazie al recupero avviato da Raffaello che si era ispirato alla Domus Aurea di Nerone. Le sue più antiche radici peraltro possiamo trovarle già nella civiltà egizia, nel mondo greco, in quello etrusco e nella cultura romana.
Nel tempo però il suo ruolo si era sempre più marginalizzato fino ad essere considerato come un’arte povera, fragile, di completamento. Tuttavia la tecnica dello stucco, per la velocità esecutiva e non troppo complessa, per la modesta entità economica rispetto ad altre tecniche espressive legate a materiali come il marmo, il legno, la maiolica, il metallo, ha conquistato via via un ruolo da vero e proprio protagonista, anche per la sua forte componente scenografica e per il particolare effetto di morbidezza e carnalità.
E proprio gli artisti ticinesi, riuscendo a conquistare nel tempo una sicura professionalità, vengono chiamati prima a Milano, centro della loro diocesi e poi sempre più a Roma dove operano in chiese, oratori, palazzi pubblici e privati.

Un patrimonio ferito. La Valnerina (2018)

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di Vittoria Garibaldi

prefazione di Bruno Toscano

fotografie di Bernardino Sperandio

La volontà di raccogliere in un volume i quarantotto articoli a firma di Vittoria Garibaldi pubblicati dal Corriere dell’Umbria dal dicembre 2016 al dicembre 2017 è sorta sponta-nea nella nostra Associazione, come cosa che si deve fare. Documentare l’offesa profonda subìta dallo straordinario patrimonio artistico della Valnerina nella sequenza sismica del 2016, è sembrato un modo necessario per richiamare l’attenzione sulla vastità, sulla specifica qualità e sulla capillare presenza di tale patrimonio. Tre ragioni forti che oggi av-vertiamo e che ci rendono responsabili di ciò che purtroppo è irrimediabilmente perduto e di ciò che possiamo e dobbiamo salvare. Un territorio, quello della Valnerina, nei secoli martoriato da eventi sismici violenti che hanno causato gravi distruzioni e numerose perdite umane, ma che ha sempre saputo reagire e ricominciare proprio affermando attaverso i percorsi del fare artistico, la propria identità, il proprio forte legame ai luoghi testimoniando certi valori fondamentali del vivere: la coesione della comunità, il suo legame imprescindibile con la propria terra e il forte sentimento del sacro.
Stratificate nei secoli le opere d’arte, non solo di botteghe locali, ma anche e soprattutto di artisti prestigiosi collegati con questo territorio da molteplici e storiche ragioni, oggi che le stiamo perdendo o che in alcuni casi le abbiamo già perdute, sentiamo tutto il disagio di questa responsabilità di fronte alla quale ci sentiamo impotenti, perché constatiamo che le presenze umane che sempre hanno saputo affrontare l’emergenza e riprendere con forza il cammino oggi non ci sono più.
I luoghi splendidi della Valnerina potrebbero diventare assolutamente muti; da luoghi pulsanti di vita, di forza creativa, di volontà indomita nell’affrontare le tante difficoltà, stanno per diventare tristemente soltanto luoghi di visita. Doppia la responsabilità della comunità, salvare il patrimonio al di là di ogni previsione poiché il patrimonio è la radice del territorio con la sua gente che addirittura meriterebbe sostegno alla presenza, data in servizi adeguati per una permanenza possibile con strutture territoriali tali da agevolare quella permanenza oggi resa difficile, troppo difficile.
Siamo tutti con questa comunità; la nostra parte è di dare visibilità al patrimonio e inter-venire per quanto possibile almeno per salvare il salvabile. Siamo certi che questa pubbli-cazione potrà avere un ruolo in questo impegno solo se sapremo procedere con fermezza e a fianco delle istituzioni. (dalla presentazione di Rita Fanelli Marini)

Foligno. Storia, Arte, Memorie nel centro antico (2017)

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di Fabio Bettoni e Bruno Marinelli

La nuova pubblicazione è concepita secondo itinerari, si snoda all’interno delle mura incontrando luoghi e personaggi, descritti nella consistenza e nella storia, con utili rimandi alla bibliografia per chi intende approfondire gli argomenti. Non mancano le immagini che semplificano l’individuazione dei luoghi descritti . “Foligno, fiera della propria diversità – sottolinea Rita Fanelli Marini – ha acquisito la consapevolezza del proprio valore e con questa lavoro si ripresenta alla città (“Foligno. Itinerari dentro e fuori le mura” era uscita nel 2001) e a coloro che vorranno visitarla. La prima consegna è di percorrerla senza fretta, di camminare lentamente, anche senza meta, cercando di fissare tutto quello che lo sguardo sa cogliere”.

Un’Americana ad Assisi (2016)

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Molly Berkeley

Beaded Bubbles. Un’Americana ad Assisi

trad. di Katherine Brandt e Cristina Gasparri

pp. 192; ill. b/n

L’idea di fondo era rendere fruibile l’esperienza di vita di una persona che ha trovato nella terra umbra e in particolare ad Assisi un luogo privilegiato per soddisfare la propria sensibilità di artista creando anche un cenacolo culturale di grande autorevolezza a livello internazionale, soprattutto in ambito musicale. Protagonista di questa vicenda è stata Mary Emlen Lowell contessa di Berkeley vissuta ad Assisi alternativamente dagli anni Trenta al 1975, anno della sua morte e che nella sua particolare biografia pubblicata in lingua inglese descrive, con ricchezza di particolari, con vivacità e una levità che caratterizza tutta la sua narrazione, il profondo rapporto con la città umbra. (dalla presentazione di Rita Fanelli Marini)

Molly Emlen Lowell, nasce a Chestnut Hill, contea di Newton (Boston) il 31 luglio 1884. Trascorre la sua lunga vita tra gli Stati Uniti e l’Europa. Dopo il primo matrimonio (1904) con Francis Vernon Lloyd, da cui avrà l’amato figlio Francis, nel 1924 sposa Randall Thomas Mowbray 8° (e ultimo) Conte di Berkeley.
Dagli anni Trenta in poi comincia a frequentare Assisi dove realizzerà il suo buen retiro.
Muore ad Assisi l’11 agosto 1975.
La sua biografia viene pubblicata sia in Gran Bretagna (Beaded Bubbles, Hamish Hamilton, London), sia a negli Stati Uniti d’America (Winking at the brim, Houghton Mifflin Company, Boston) nel 1967.

Obbligo e Pazienza (2017)

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Obbligo e Pazienza. Giornaletto della Guerra 1915-1918 di Giuseppe Moccoli

a cura di Luciana Brunelli e Attilio Turrioni

giugno 2017 pp. 104 ill. b/n

Giuseppe Moccoli (2 maggio 1896 – 16 aprile 1975)
Nato a Ponze di Trevi, figlio di Bernardo Moccoli e Ancilla Brunelli, era il più grande di otto tra fratelli e sorelle. Partecipò alla Prima Guerra Mondiale come soldato del 3° reggimento artiglieria da Fortezza Costa. Il 13 novembre 1921 Giuseppe sposò Angela Egidi, ed insieme ebbero sette figli: Antonia, Ancilla, Ersilia, Francesco, Lorenzo, Lina e Domenica. Non parlava mai della guerra: solo quando qualcuno non voleva mangiare, borbottava: «Dovevate stare in guerra, non avevamo niente da mangiare, andavamo nelle vigne a prendere un po’ d’uva e se non c’era mangiavamo le foglie e una volta abbiamo mangiato anche un cane».
Giuseppe, in tempi di pace, operò per la Comunanza Agraria di Ponze, istituendo il primo consiglio di amministrazione il 1 dicembre 1946 e divenendone il Presidente fino al 1962.
La nipote Giuliana ne ha un ricordo molto vivo: dall’aspetto severo, molto preciso nel vestire, specie quando scendeva a Trevi, «non je penneva un capello», dicevano a casa…

Cesare Sermei pittore devoto nell’Umbria del Seicento (2015)

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COPERTINA-SERMEIx-webElvio Lunghi  Paola Mercurelli Salari

(22×24, 282 pp., 200 ill. color)

Il Seicento ad Assisi non è stato per l’arte il secolo più importante.
Fu anzi un secolo decisamente chiuso, che fece quadrato contro gli
artisti forestieri concentrando in poche mani la gran parte delle
commissioni scaturite dal rinnovamento degli interni ecclesiastici in
età tridentina. Il secolo si era aperto con la conclusione delle
numerose fabbriche intraprese nel Cinquecento, che inizialmente vi
portarono da Perugia e da Roma maestri forestieri, per poi limitarsi
all’attività di pochi attivissimi pittori locali riuniti intorno alla figura
carismatica di Cesare Sermei: originario di Città della Pieve, giunto
ancor giovane ad Assisi per lavorare nel cantiere della basilica di
Santa Maria degli Angeli e poi stabilitosi in città, acquisendone la
cittadinanza e trascorrendovi l’intera esistenza. […]
In un momento di evidente crisi per le vivaci polemiche all’interno
dell’Ordine, Sermei compì il miracolo di lavorare per i diversi rami in
cui si era divisa la famiglia francescana, e lo fece sia ad Assisi che in
altre città dell’Umbria, riuscendo nell’intento di ricomporre in
immagine unitaria un puzzle decisamente scomposto

Resistere goccia a goccia Diario di prigionia a Wietzendorf (1943-1945)

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COVER-PLACCHESI-lowdi Michele Benedetti Placchesi

prefazione e postfazione di Edvige Benedetti Placchesi
con un saggio di Luciana Brunelli
(17×24, 336 pp., 40 ill. b/n)

Michele Benedetti Placchesi (Foligno, 25/1/1908 – 21/8/1982)

Folignato de ‘nto le mura, come diceva lui, era nato il 25 gennaio 1908 nel palazzo Coresi, alle Conce, davanti alla chiesa di Santa Margherita. […] Impiegato prima al Banco di Roma, poi alla Cassa di Risparmio di Foligno, nella cui filiale di Montefalco avrebbe conosciuto la futura moglie Norma, che andava a fare i pagamenti per la sorella farmacista. Si sarebbero sposati nel dicembre del 1937 e il 25 marzo del 1939 sarebbe nato il primo figlio Giovanni, detto Nanni; un anno dopo l’Italia sarebbe entrata in guerra […] .
L’8 settembre 1943 trovò Benedetti Placchesi a Làrissa, in Tessaglia e, nella completa latitanza, o meglio liquefazione, dei comandi, toccò a lui, tenente più anziano, prendere il comando del gruppo. Circondati e fatti prigionieri, fu loro comunicato che «per ordine del Führer» erano divenuti I.M.I. – Internati Militari Italiani, e che sarebbero stati portati nel Reich. […]
Il diario (tre taccuini e cinque quadernetti) inizia il 1 dicembre 1943 nella fortezza di Leopoli, nell’attuale Ucraina, allora Polonia occupata, e si conclude a Merano, il 30 settembre 1945, sulla via del ritorno a casa. […]
Questo diario focalizza la vita nel campo di Wietzendorf, le quotidiane sofferenze, le continue umiliazioni, la forza interiore di Michele Benedetti Placchesi che gli consente di resistere al freddo, alla fame ai sempre più intensi dolori ossei, causa in seguito di una grave infermità. Scrive ogni giorno il suo diario come fosse un continuo colloquio con la moglie Norma. La famiglia, gli affetti, la terra d’origine sono i nodi della sua esistenza in quel luogo che, con l’ammirevole ironia che sempre lo sostiene, definisce come «l’albergo sbagliato dove non davano molto da mangiare» e dove era capitato nel «giro turistico d’Europa», prendendo a prestito tale definizione dal padre che aveva conosciuto la prigionia nella Prima Guerra Mondiale. La vita di una famiglia, da padre a figlio, segnata dunque dalla prigionia e dalle terribili vicende che ogni guerra porta con sé. […] Ringraziamo chi ci ha offerto l’occasione di operare ancora una volta affinché non sia possibile dimenticare.

La Rocca di Gualdo Cattaneo (2014)

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Renzo Marconi

La Rocca di Gualdo Cattaneo

Una bellissima e fortissima construttione


Delle sei collane nate dall’impegno dell’Associazione Orfini Numeister, Spazi, Momenti, Culture è quella più affollata, quindici titoli su quarantanove. E proprio la rocca di Gualdo Cattaneo è il quindicesimo volume di questa collana che per sua natura è ricca di una molteplicità di contenuti. Molteplicità che si ritrova in questa pubblicazione nata per colmare un vuoto, per dare piena consapevolezza a tutta una comunità di un vissuto anche lontano che inevitabilmente ha costruito il presente, che ognuno sente come proprio, ma del quale non ha spesso precisi elementi di conoscenza. La comunità di Gualdo Cattaneo ha espresso con lineare chiarezza l’esigenza e la volontà di acquisire uno strumento capace di consentire ad ognuno di capire quanto il passato sia presente nella propria vita, quanto il luogo dove vive e opera sia testimonianza di una realtà storica che si riflette in ogni aspetto del presente, quale parte ognuno può e deve avere per la salvaguardia e la valorizzazione di un così significativo patrimonio. Questo lavoro non è solo portatore di nuove conoscenze e come sempre apre ulteriori orizzonti di indagine e di ricerca, ma testimonia il consenso a un atteggiamento di fiducia in quei valori basilari per una comunità che, senza la coscienza delle proprie radici, non ha alcun presupposto, né alcuna risorsa per affrontare il futuro. Infatti, può vivere e prosperare un albero senza radici?

(17×24; 352 pp.; 20 ill.colore, 20 ill. b/n)

La Chiesa e il Convento di San Martino di Trevi (2014)

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Cinque secoli di vita francescanaINVITO-rev-2-1

a cura di Giulio Mancini

testi di: Giulio Mancini, Leonardo Blasetti, Elvio Lunghi, Anton Carlo Ponti, Carlo Roberto Petrini, Rita Fanelli Marini, Milena Russo, Ester Giovacchini.

schede di restauro: Leonardo Blasetti, Isabella Gubbini, Lisa Maggiolini, Manuela Elisei, Bernardino Sperandio, Bruno Bruni, Luana Casaglia, Pierangelo Fiacchi


 

A San Martino arte e fede si stratificano e si compenetrano in modo talmente forte ed evidente che ne scaturisce un coinvolgimento profondo del visitatore quando, entrando in questa complessa armonia, viene inevitabilmente colto da meraviglia, che poi come qualcuno ha detto, è la prima forma di preghiera. L’Associazione Orfini Numeister ha accolto con totale disponibilità questo impegno che offre nuove numerose e fino ad ora inesplorate piste di ricerca e va letto proprio come tale e non certo come un percorso compiuto. Del resto il valore fondamentale e profondo di ogni pubblicazione è lo spirito di ricerca che deve alimentare, è la spinta alla curiositas nella sua più completa accezione, come desiderio di capire, capire fino in fondo per quanto è possibile.

La riorganizzazione generale degli spazi di tutto il complesso ha inoltre aperto il convento a una nuova presenza, quella delle Clarisse, qui trasferite dal 5 ottobre 2014 dal monastero di Santa Chiara in Piaggia di Trevi con la prospettiva di costituire a San Martino «una casa di preghiera per tutti i popoli». Un luogo quindi dove vive una comunità in preghiera che rafforza e completa il profilo di San Martino storicamente presidio dei  Frati Minori, dove si va per pregare.

Questo volume dunque conclude una fase di completa riqualificazione della struttura e apre una nuova fase nel suo ruolo spirituale in quanto arricchisce la comunità di Trevi anche della dedicazione a Sant’Antonino martire in Cina, rafforzando al tempo stesso nelle Clarisse lo spirito missionario che le riporta alla loro vocazione profonda impressa dalla fondatrice Santa Chiara.

(17×24; 240 pp.; 85 ill. colore, 18 b/n)

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Autore: Mattia Zangari

Titolo: Parole e immagini nella Vetrata degli angeli

Relatore: Prof. Francesco Bausi

Correlatore: Prof. Benedetto Clausi

Data di discussione: 28.05.2013

Luogo di discussione: Università della Calabria

Luogo di deposito dei dati: Biblioteca di Aerea Umanistica “F. E. Fagiani” http://bau.unical.it

Sinossi: Il lavoro prende in considerazione lo stretto rapporto intrattenuto dai testi con l’opera figurativa del Maestro di San Francesco, la Vetrata degli angeli. Partendo dall’invetriata, che è sottoposta una diramata diffrazione, si  cerca di dimostrare come il raccordo fra il vetro e l’opera minoritica di Giacomo da Milano, lo Stimulus amoris, ravvisato da Poulenc, sia effettivamente verosimile. Come è noto, Angela da Foligno, nel corso del suo pellegrinaggio ad Assisi nel 1291, guardando la vetrata con questo insolito soggetto, sperimenta una visione-rivelazione, di non secondaria importanza per il suo cammino di conversione ed in seguito si stabilisce  un rapporto fra la mistica e uno stuolo di immagini propriamente «personali», rispetto alle quali ella sperimenta una speciale confidenza. È comunque l’estasi davanti alla vetrata ad attivare un copioso ruscellare di visioni mistiche, fino a favorire un elegante «bouquet» di immagini che possono, in certi casi, generare altre immagini, tutte come idealmente raccolte nella «riza» d’oro dello Stimulus amoris, il cui messaggio è filtrato dalla vetrata in questione. Contestualmente è trattato, trasversalmente, il discorso delle disquisizioni sulle immagini, da Gregorio Magno a san Tommaso, da Giacomo da Vitry allo Pseudo-Bonaventura, da san Bernardo di Clairvaux a Rabano Mauro.